La crisi dei semiconduttori, una ferita aperta del settore automotive

Se la pandemia da Covid-19 aveva già causato gravi problemi all’industria automobilistica, la ripresa post-pandemica continua ad essere lenta e a creare non poche difficoltà a tutti gli addetti ai lavori di questo vasto settore. Infatti, conseguente ai mesi di chiusura del mondo intero durante il 2020, ne risentono ancora oggi alcune aree automotive che, senza sosta e senza arrendersi, tentano di risanare questa profonda ferita.  

Ma come si è arrivati a parlare di crisi dei semiconduttori?

Questa crisi che ha avuto inizio a seguito della pandemia, continua ad essere tutt’oggi uno dei problemi più rilevanti del mercato automobilistico.

Cominciamo però con il mettere in chiaro cosa sono i semiconduttori e perché sono così importanti: si tratta di materiali che vengono usati per realizzare le componenti alla base dei chip, questi ultimi sono fondamentali non solo nelle vetture più moderne, ma anche per lo sviluppo di oggetti tecnologici di uso quotidiano come smartphone, tv e pc. Si è cominciato a parlare di crisi nel momento in cui la produzione di massa di questi materiali è andata nelle mani dei colossi del tech, lasciando in difficoltà molte aziende; inoltre, l’abbassamento della domanda di automobili durante i mesi di chiusura ha fatto sì che l’intera produzione di chip si concentrasse in quella di altri dispositivi elettronici e poter soddisfare la loro sempre maggiore richiesta.

Quindi cosa è successo in questi due anni? 

Sin dal principio di questa crisi dei semiconduttori le Case automobilistiche e le Industrie produttrici hanno tentato di correre ai ripari, cercando di dare più sprint alla creazione e messa in commercio di questi materiali. La carenza di microchip ha infatti rallentato drasticamente la produzione di automobili e provocato una conseguente perdita di miliardi di dollari.

Per far fronte a questa crisi, la risposta più immediata, eppure non affatto banale, è arrivata da parte dei maggiori player del mercato dei semiconduttori, come la Taiwan Semiconductor Manufactoring Co. (TSMC), Samsung e in Europa la tedesca Infineon, e l’italo-francese STMicroelectronics, che hanno iniziato ad investire ingenti somme di denaro per l’installazione di nuove fabbriche di semiconduttori. Inoltre, a mettere un’ulteriore toppa al problema è stata la Commissione Europea che ha promesso un “European Chips Act”, per creare «un ecosistema europeo dei semiconduttori che sia all’avanguardia, inclusa la produzione», come dichiarato da Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue. Nonostante ciò si è riscontrato subito il problema che riguarda le direttive che regolarizzano la concorrenza in Ue, che vieta di servirsi di aiuti di Stato per posticipare costi di produzione ed ammette solo incentivi alla ricerca. Per risolvere questa situazione è stato pensato di modificare le direttive, sebbene sia necessaria l’approvazione di tutti e 27 i Paesi dell’Unione Europea.

Insomma, da una parte la burocrazia e dall’altra una scarsità di materiali sempre più galoppante fanno sì che la ripresa sia ancora ardua e tortuosa. Nonostante ciò, le Case automobilistiche stanno cercando di superare gli ostacoli di questo lungo viaggio acquistando i chip direttamente dai produttori. 

Postato il 08 marzo

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